MOTORPSYCHO INTERVIEW

RockNetwork intervista Motorpsycho

Throndeim, Norvegia, due passi dal circolo polare artico. Sono più di vent'anni che i Motorpsycho calcano la scena rock underground attraverso una discografia sterminata fatta di album ufficiali, EP a volte introvabili e inaspettate collaborazioni.  Il loro inconfondibile suono dal sapore vintage e dall'atteggiamento progressivo ha contribuito a ridare nuova linfa al rock europeo, nel solco di quelle sonorità che più lo distinguono dalla scuola americana.

Rock Network intervista Bent Sæther (chitarra, voce, batteria, anima e mente del gruppo insieme a Hans Magnus "Snah" Ryan) nel corso dell'ultimo tour europeo che toccherà l'Italia il 5, 7 e 8 maggio, rispettivamente a Bologna, Mezzago (MB) e Roncade (TV).


- Quanto è importante l'improvvisazione nelle vostre composizioni e che ruolo gioca nel tirar fuori le vostre canzoni?

Le basi concettuali e musicali di ogni brano finito raramente sono improvvisate o tirate fuori da jam session, ma molte volte ci troviamo tutti d'accordo nel lasciare un particolare passaggio del brano aperto a possibili "dilungamenti" se sentiamo di averne voglia. Di solito, questo sviluppo nella durata di una canzone prende piede dopo che è stata perfezionata in studio; altre volte - come in Ratcatcher, da questo nuovo album (Still life with Eggplant, 2013 NdR) - diventa un ingrediente essenziale nella visione che abbiamo del pezzo che, perciò, viene registrato proprio in quel modo. Non ci sono regole o principi, di solito proviamo ogni soluzione possibile e la maggior parte delle volte è la canzone stessa a dirci quanto è malleabile.
Stiamo progressivamente pervenendo alla conclusione che non esiste una versione perfetta di un brano, solo ciò che hai in quel momento. Per noi questo approccio è tanto valido quanto lavorare per settimane cucendo assieme versioni "perfette", cosa che ultimamente ci risulta spesso noiosa e priva di spirito. In  questo senso, siamo un jazz band che lavora con il linguaggio del rock, o qualcosa del genere. Quindi, un modo alternativo di rispondere alla tua domanda è: "sempre più!".


- Nel 2000, dopo un lungo periodo durante il quale avete sfornato praticamente un album e un EP all'anno, è la volta di Let them Eat Cake. Le influenze jazzistiche e anni 60/70, già rintracciabili nei precedenti lavori, diventano più esplicite. Cosa vi ha portato in quella direzione e quali erano i vostri ascolti in quel periodo?

Dopo Trust Us (1998) ed il successivo album Roadwork vol. 1, del 1999, ci siamo sentiti tutti piuttosto stufi di questo insieme di postrock-one chord-drone-o-rama, abbiamo più o meno raggiunto il limite durante i tre anni precedenti, ed ecco che ci si presenta una intera nuova serie di idee musicali e necessità. La maggior parte hanno un deciso sapore anni '60, ma l'ottica di Helge Sten nella produzione ha decisamente indirizzato gli album che ne uscirono verso il pop psichedelico, lontano dalle nostre tendenze più rock.
A quell'epoca eravamo tutti immersi profondamente nel Sunshine pop anni 60 (Millenium, Sagittarius, etc) e nelle band di Los Angeles più importanti come Love e Beach Boys. Volevamo investire più tempo nel lavorare sulle nostre voci e nel concentrarci decisamente sull'arrangiamento non tradizionale e sull'arte del cantautorato. Geb (Håkon Gebhardt, batterista dal 1991 al 2005, NdR) cominciò a scrivere sempre più roba che, leggermente più di prima, spingeva la musica alle radici, cosa che poi ci avrebbe fatto sentire il bisogno dell'International Tussler Society (Motorpsycho presents The International Tussler Society, 2004, NdR). Geb rimase incollato a quel mondo, mentre io e Snah dopo un po' avevamo già bisogno di più rock, e alla fine trovammo KK (Kenneth Kapstad, batterista da 2007, NdR), dando inizio alla fase successiva dei MP.


- Dopo i primi due dischi ufficiali, comincia la collaborazione con Helge Sten (Deathprod), e nel1993 registrate il bellissimo Demon Box. Sten è stato presente nei vostri album per i dieci anni successivi e in un disco del 2008, Little Lucid Moments. In quali canzoni o album ritenete che il suo contributo, sia nel suono che nella composizione, sia stato più importante?

Demon Box, senza dubbio. Il fuoco si scopre una volta sola, e quell'album è stato il nostro più grande momento di scoperta. Il suo contributo - sia musicale ma forse ancor più psicologico - è stata la chiave che ha chiuso quel disco. Eravamo fermamente convinti, inoltre, che quello sarebbe stato l'ultimo album che avremmo fatto - né Lobo (Lobotomizer, 1991) né Sootle (1992) avevano venduto qualcosa, credevamo che questa fosse la nostra ultima chance - e abbiamo tirato fuori tutte le nostre risorse. Sono sicuro che questi due fattori hanno condizionato tantissimo l'intero processo di registrazione. Sten ha scritto la maggior parte della roba per Blissard (1996), è stato l'unico responsabile alla produzione di Phanerothyme (2001) and It's a Love Cult (2002), per cui il suo ruolo è cambiato molto nel corso degli anni, ma quel primo incontro ravvicinato ai tempi di Demon Box è stato il più importante.


- In Italia siete molto conosciuti e apprezzati, avete suonato qui moltissime volte. C'è qualche ragione particolare che possa spiegarlo?


Proprio non saprei! Tu forse sei in una posizione migliore per dire qualcosa di intelligente a riguardo, che dici? Tutto quello che posso dire è che voi italiani sembrate prendere noi e la nostra musica meglio di gente di molti altri posti, e noi sempre - sempre - ci divertiamo un sacco a suonare nel vostro meraviglioso paese e amiamo tornarci quasi ogni anno, per cui grazie e continuate a sventolare quella stravagante bandiera!


- L'album "In the Fishtank 10", realizzato con il Jaga Jazzist e prodotto da Zlaya Hadzic nel 2003, lasciò stupefatti in molti, sia coloro che già vi conoscevano sia coloro che non vi avevano mai ascoltato. Un album dal mix incredibile di nu jazz e rock anni 70.  Quale è stato l'approccio a quell'album e quanto ha influito sui vostri successivi lavori?

Per me, the Fishtank rappresenta l'altra faccia del periodo 1999 - 2003 dei MP. In studio abbiamo realizzato queste intricatissime opere pop che non erano pensate per essere eseguite dal vivo, e quindi durante i concerti abbiamo dovuto contare su materiale più vecchio e cover. Allora eravamo nel jazz anni 65-75 e nell'avant rock, e quello diventò il tipo di approccio musicale su cui facevamo affidamento per suonare live. Durante quel tour dell'autunno 2002, portammo con noi una magnifica sezione di fiati con gente assolutamente brillante che ci permise di portare anche oltre questo lato dei MP. Questi ragazzi, oggi, sono per loro merito artisti di fama mondiale, ma all'epoca avevamo ancora un po' di strada da fare.  Per noi è stato un periodo strano, schizofrenico, però credo che Fishtank (così come Roadwork 3 - live 2008, NdR) documenti un lato quasi trascurato dell'era Bård, e sono davvero felice per il fatto che ci siam messi a farlo.


- 23 anni dal primo disco, Lobotomizer, 14 album, 16 EP, senza contare collaborazioni e album live. Nel frattempo, la rivoluzione del mercato della musica con la diffusione di mp3 e download di massa.  Cosa pensate di aver perso e cosa pensate di aver guadagnato da questi cambiamenti?

Finanziariamente parlando, sono sicuro che abbiamo perso, però non così tanto come altre band, dal momento che possiamo ancora andare avanti e vivere di questo. E' molto difficile da valutare - non sapremo mai come il mercato della musica si sarebbe evoluto senza il downloading e tutto ciò che ha comportato. - sia in positivo che in negativo, quindi stiamo solo facendo del nostro meglio per affrontare il presente. Dato che più o meno avevamo già svoltato prima che tutto questo accadesse, non siamo così vulnerabili come possono esserlo gruppi più recenti. Tuttavia, l'era dell'mp3 non ha reso la vita facile a nessuno che volesse far musica e viverci. Certamente rende tutto più democratico, ma fa aumentare ancor più la differenza tra piccoli e grandi, limitando seriamente la possibilità per le nuove e più piccole band di trovare finanziamenti per le loro idee musicali: se nessuno compra la tua musica tu semplicemente avrai un'emorragia di denaro ogni volta che fai un disco, ed è ovvio come questo influenzi tutti gli aspetti del music business…


- Come avete conosciuto Steve Albini e come è nata la collaborazione con lui per l'album Child of the Future?

Gli abbiamo scritto una mail chiedendogli se ci fosse stato nei giorni in cui eravamo a Chicago, e se fosse disponibile a registrarci. Sia lui che lo studio c'erano, quindi semplicemente siamo andati là e abbiamo fatto le nostre cose. E stato divertente e interessante lavorare con lui, e ne abbiamo tirato fuori l'album che meritavamo!


- Avete mai pensato di cantare in norvegese?

Veramente no. Dopo tutti questi anni a lavorare con l'inglese non ho una "voce" norvegese (dialettica/tono poetico/identità) con la quale mi sentirei a mio agio così come con l'inglese. Ma non si sa mai - forse la prossima sfida?


- Di recente avete collaborato con il jazzista norvegese Ståle Storløkken e la Trondheim Jazz Orchestra, dando vita ad un grande disco come The Death Defying Unicorn (2012). Tutto questo dà l'impressione che la vostra musica sia sempre capace di ricreare se stessa. Avete in mente altre collaborazioni per il futuro?

L'ultima è stata con il chitarrista Reine Fiske dei Dungen and The Amazing, ed è stata una cosa nuova per noi. E' da metà anni 90 che non avevamo una line up a due chitarre, ma questa è una cosa fresca e permette a molta della nostra musica di suonare in modo diverso. Sarà molto interessante vedere come questo fattore influenzerà la musica nel prossimo tour! Non abbiamo un piano e siamo felici di imbatterci in nuove idee musicali, quindi speriamo che ancora per un bel po' questo non diventi noioso né per il pubblico né per noi,.
Nessun piano stabilito per ora, ma la speranza è avere l'intuizione di accorgersene se dovessimo stagnare e seccare sulla pianta…


- Potete anticiparci cosa suonerete nei concerti in italia del prossimo maggio?

Se tutto va bene, avremo circa 50 brani già provati nel momento in cui sbarcheremo sulle vostre coste, quindi… si ma… non ve lo dico!

Grazie per il vostro interesse, e speriamo di vederci da qualche parte là fuori!
Bent

 

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Versione originale
 
- How important is improvisation in your compositions and what role does it play in forming your songs?
 
The conception and musical foundations of any given song are rarely improvised or found via jams, but quite a lot of the time we agree to leave a certain passage of a song open for possible 'stretching' if the mood takes us. This part of the life of a song usually happens after a song has been 'perfected' in the studio, but sometimes - as on Ratcatcher from this new album - it is a vital ingredient in our understanding of the piece and thus also gets recorded that way. There are no rules or principles in this, so every conceivable option is usually tried, and most times the song will let us know how malleable it is.
 We're actually increasingly reaching the conclusion that there really is no perfect version of a song, just todays. This to us is as valid an approach as working for weeks to stitch together some 'perfect' version that ultimately usually is lifeless and boring. in that sense we are a jazz band working in the rock idiom. or something! So another way of answering your question, is by saying 'increasingly'!
 
 

- You went through a long period in the 90s in which each year you released a new EP and album. Afterward, in 2000 you put out Let Them Eat Cake with a distinctly jazzy and 60s/70s sound that was already characteristic in your previous albums, but then it became more explicit. What took you in that direction and what were you listening to in that period? 
 
After Trust us and the following 1999 live album Roadwork vol 1, we all felt rather burned out on this whole postrock/one-chord drone-o-rama that we'd more or less maxed during the previous three years, and a whole different set of musical ideas and needs presented themselves to us. Most of this had a pretty 60ies-ish flavor, but Helge Sten's production focus also tilted the resulting albums heavily in the psych-pop direction, away from our more rockist tendencies. 
At the time we all were heavily into late 60ies Sunshine pop (Millenium, Saggitarius, etc) as well as the more substancial LA bands of that era such as Love and the Beach Boys. We wanted to spend more time working on our vocals and got heavily into untraditional song arrangements and the art of songwriting. Geb started writing more stuff that was forcing the music in a slightly more rootsy direction than before, something which eventually even made us recessitate the International Tussler Society. Geb got stuck in that world, but Snah & I needed more rock action after a while, and eventually found KK and started the next phase of MP. 
 
 

- After the first two official albums, you started to collaborate with Helge Sten (Deathprod), and in 1993 you released the beautiful Demon Box. He played a role in your albums for the following ten years as well as in your 2008 album Little Lucid Moments. In which songs or albums was his contribution, both in terms of sound and composition, the most important?
 
Demon Box, without a doubt. You can only discover fire once, and that was the album that was our big eureka moment. His input - both musically, but perhaps even more psychologically - was key to how that album ended up. We also firmly believed it was the last album we'd ever get to make - neither Lobo nor Soothe sold anything, and we thought this was the final chance we had - and pulled out all the stops. I'm sure those two things affected the whole recording process immensely. He wrote most stuff for Blissard, and was the lone producer in charge of Phanerothyme and It's a 
Love Cult, so his role varied a lot over the years, but that first close encounter back on the Demon Box was the most important one. 
 
 
- You're very well-known and appreciated in Italy, and you've played here multiple times. Is there a particular reason for this?
 
I dunno! You'd probably be in a better position than me to say something intelligent about that, don'tcha think? All I know is that you guys seem to get us and our thing better than people in a lot of other countries, and we always - always - have a great time playing in your wonderful country and love coming back almost every year, so thanks and keep flying that freak flag! 
 

- The album In the Fishtank 10, with Jaga Jazzist and produced by Zlaya Hadzic surprised a lot of people, those who already knew you and those who never listened to your music as well. The album is an incredible mix of nu jazz and 70's rock. What was the approach to that album and how did it influence you in your following work?
 
To me, the Fishtank represents the 'other side' of 1999 - 2003 era MP. In the studio we made these really intricate pop opuses that weren't meant to be performed, so live we had to rely on older material and covers. At the time we were way into 65-75 jazz and avant rock, and that became the type of musical approach we relied on playing live. For that fall 2002 tour, we brought a magnificent horn section of absolutley brilliant people that enabled us to take that side of MP even further. These are guys who today are world renowned artists in their own right, but back then still had some ways to go. It was a weird, schizophrenic era for us, but I think the Fishtank (along with Roadwork 3) documents an almost neglected side of the Bård-era band, and I'm really happy we got to do it.
 
 
 
- It has been 23 years since the first release, Lobotomizer, and 14 albums, 16 EPs, not counting collaborations and live albums. Meanwhile, there has been a revolution in the music industry with the expanse of mp3's and mass downloading. What do you think you lost or gained from these changes?
 
Financially I'm sure we've lost, but I guess not as much as other bands since we can still carry the torch as well as live off this. It's really hard to tell - we'll never know how the music industry would've evolved without the downloading and the stuff that brings - both positive and negative, so we're just trying our best to deal with the here and now. 
Since we'd already more or less broken through before this started, we're not as vounreable as newer bands are, but the mp3-era has not made it easier for anybody to make music for a living: yes, it's made the whole thing more democratic, but it also makes the difference between the big and small bands bigger, and severely limits the possibilities for new and smaller bands to get funding together for their musical ideas: if nobody buys your music you're basically haemorraging money whenever you make an album, and it's pretty selfevident how that affects all aspects of the music biz…  
 

- How to did you meet Steve Albini and how did your collaboration with him for the album Child of the Future emerge?
 
We sent him an e-mail and asked if the dates we were in Chicago were open, and if he was available to record us. Both him and the studio were, so we just showed up and did our thing. It was fun and interesting to work with him, and we got the album we deserved out of it!
 
 
 
- Have you ever thought about singing in Norwegian?
 
not really. After all these years working in English, I have no norwegian 'voice' (dialect/ poetic tone/ identity) that I'm as comfortable with as with the english me, and that's fine. But you never know - maybe that's the next challenge?
 

- One of your recent works is the album The Death Defying Unicorn (2012), developed with jazz musicians Ståle Storløkken and the Trondheim Jazz Orchestra. All of this gives the impression that your music will always be capable of recreating itself. Do you have in mind any other collaborations for the future?
 
This last one we did with guitarist Reine Fiske from Dungen and The Amazing, and that was new to us. We haven't had a proper 2-guitar line up since the mid 90ies, but this is fresh and makes a whole lot of our music sound different. It'll be really interesting to see where this takes the music on the next tour!
We have no masterplan, and are happy to stumble upon new musical ideas, so hopefully it won't be come boring for neither the audience or us for quite some time still. 
No set plans for anything else right now, but I hope that we have the insight to realize it if we just stagnate and die on the vine...
 
 
- Can give some hints about your playlist in Italy? 
 
Hopefully we'll have some 50 songs rehearsed by the time we hit your shores, so … yeah, but I'm not gonna!
 
 
 
Thanks for your interest, and hope to see you somewhere out there!
Cheers,
 
Bent
 
 
 
 
 

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